Troppe Aste Deserte? Il Giudice può cancellare la procedura.

05
Feb
2015
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(La redazione-V.A.)

L’ultima riforma della giustizia operata a mezzo del D.L.132/2014 convertito in legge 10 novembre 2014, n. 162, ha realizzato, introducendo alcune novità normative, rilevanti mutamenti in tema di processo di esecuzione forzata ed in particolare in tema di cause di estinzione anticipata della procedura di vendita coatta dell’immobile pignorato.

Partendo dal dato normativo, il legislatore, introducendo l’art. 164 bis disp.att. c.p.c., ha stabilito che “quando risulta non più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, della probabilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo, è disposta la chiusara anticipata del processo esecutivo”.

In estrema sintesi, la norma stabilisce che se a seguito di notevoli  ribassi il prezzo  base d’asta dovesse raggiungere  una somma eccessivamente inferiore al reale valore di mercato dell’immobile, il giudice può disporre l’estinzione anticipata del processo. Si tratta di una novità normativa che non ha precedenti nel nostro sistemza giudiziario ma che tuttavia rischia –se di rischio si vuol parlare- di permettere la chiusura anticipata di numerose procedure esecutive immobiliari i cui incanti allo stato risultano infruttuosi.

Un processo di esecuzione immobiliare, difatti, spesso dura svariati anni in quanto subordinato all’eventuale deposito di offerte da parte di potenziali acquirenti perfettamente in grado di sapere attendere che il prezzo a base d’asta scenda sino a raggiungere un livello a volte di gran lunga inferiore all’attuale valore di mercato del bene pignorato. Proprio a tali conseguenza, a parere dello scrivente, la norma mira ad intervenire, scongiurando da un lato l’eccessiva lungaggine dei procedimenti di espropriazione e dall’altro la possibilità di svendere eccessivamente una proprietà immobiliare garantendo al contempo al debitore espropriato di riuscire a liberarsi del proprio debito. In questa nuova prospettiva, tuttavia, il creditore procedente potrebbe rischiare grosso potendo non ipoteticamente accadere che dopo aver anticipato le non esigue spese di pignoramento e dopo aver atteso anni nella speranza di recuperare il dovuto, dovrà invece vedersi cancellata la procedura e con essa ogni speranza di recuperare il dovuto.

Proprio per tali ragioni, ma soprattutto per l’eccessiva formulazione generica della nuova norma si pongono svariati problemi collegati soprattutto all’applicazione concreta della stessa. In primo luogo non sembra essere chiaro se l’ipotetica estinzione posso assere dichiarata d’ufficio dal Giudice competente oppure se la stessa debba/possa essere disposta su istanza del debitore esecutato disgiuntamente o –magari- congiuntamente al profesionista delegato alle operazioni di vendita. No si chiarisce in termini concreti quali siano i criteri e gli effettivi parametri cui il Giudice dovrà fare riferimento prima di decidere l’eventuale chiusura del processo. Se ad esempio una casa è stata stimata oltre 100.000  euro, quale sara la somma al di sotto della quale potrà iniziarsi a parlare di estinzione anticipata o cancellazione della procedura… 60.000???…40??…

Se da un lato la sfortunata formulazione della novella aprirà la strada a numerose impugnative dell’eventuale provvedimento o ad una sostanziale disapplicazione della norma da parte dei Giudici –che ad esempio potrebbero sempre ricorrere alla sospensione su istanza di tutti i creditori ex art. 624 bis c.p.c.- dall’atro lato l’ulteriore e forse sperata conseguenza potrebbe essere quella di non autorizzare ulteriori ed automatici ribassi del prezzo base d’asta pur però garantendo la prosecuzione delle vendite senza incanto.

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