Procedura di liberazione dai debiti&legge “Salva Suicidi”.

30
Nov
2015
Posted by: Vincenzo Altieri  /   Category: Senza categoria   /   Nessun commento

(La redazione-A.A.)

Il consumatore sopraffatto dai debiti ed  incapace ormai di adempiervi regolarmente oggi (in realtà la legge è del 2012) può accedere a una particolare procedura ancora poco conosciuta, che gli consente di cancellare tutti i propri debiti anche senza il necessario consenso dei creditori.  Si tratta, dunque, di un meccanismo che garantisce un risanamento totale a tutti coloro che non possono “fallire” ossia i consumatori quali i titolari di redditi da lavoro dipendente, i lavoratori autonomi, i professionisti e i parasubordinati.

Il presupposto per poter accedere a questo beneficio è che vi sia un perdurante squilibrio tra i debiti assunti dal consumatore e il suo patrimonio “prontamente liquidabile”, nonché la definitiva incapacità di adempiere regolarmente a tali obbligazioni. Inoltre, la procedura è rivolta alle sole persone fisiche che abbiano contratto i debiti in modo ragionevole rispetto alle proprie possibilità di ripagarli. Si vuole così evitare che, fraudolentemente o con grave colpa, la gente contragga una mole sconsiderata di debiti per poi chiudere in via stragiudiziale con evidente pregiudizio per i creditori.

In tutti questi casi, il consumatore può rivolgersi ad un professionista (avvocato, notaio, commercialista o ad un organismo autorizzato. La proposta viene portata in Tribunale e contiene una sorta di piano di rientro. Se accolta e pertanto omologata, esso diventerà vincolante per tutti i creditori che non potranno più agire individualmente per il recupero  coatto del proprio avere.

In realtà le procedure previste dalla suindicata normativa dirette ad ottenere la liberazione dai propri debiti sono tre: 1) accordo di composizione dei debiti 2) piano del consumatore 3) liquidazione concorsuale dei beni. Le tre modalità sono tutte utilizzabili dal consumatore, mentre il debitore diverso dal consumatore può adire solo la prima e la terza strada. In altre parole, il secondo procedimento (cosiddetta “proposta di piano del consumatore”) è esclusivo di quest’ultimo. Vediamole in dettaglio.

L’accordo di composizione della crisi è una procedura  lasciata alla iniziativa del debitore che provvede, con l’assistenza di un avvocato, commercialista o notaio, a depositare un piano di accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti presso il Tribunale.  Il piano può prevedere scadenze e modalità di pagamento dei creditori anche se suddivisi in classi, le garanzie rilasciate per l’adempimento dei debiti e i tempi per l’eventuale liquidazione dei beni. L’accordo di ristrutturazione dei debiti può essere omologato solo se si raggiunge il consenso dei creditori che rappresentano almeno il 60% dei crediti; Una volta omologato l’accordo, è obbligatorio nei confronti di tutti i creditori anteriori, già tali al momento della pubblicazione della proposta. Dalla data di omologa i creditori anteriori e posteriori non potranno più agire singolarmente.

In alternativa alla procedura precedente, il debitore può, al posto della proposta di accordo di ristrutturazione dei debiti, presentare in Tribunale una proposta di piano di composizione della crisi detto “Piano del consumatore”.  Il contenuto e la documentazione sono gli stessi punti previsti per la precedente modalità. A differenza della proposta di accordo di composizione della crisi, in questa procedura non è necessario per l’omologazione del piano da parte del Tribunale che ci sia il consenso dei creditori. È sufficiente la positiva delibazione del Tribunale sulla fattibilità dello stesso, mentre i creditori possono solo contestare la convenienza del piano oggetto di omologa. Come per l’accordo, anche il piano omologato è obbligatorio per tutti i creditori già tali al momento della pubblicazione della proposta.

Da ultimo è prevista la “Liquidazione concorsuale dei beni”. In tale procedura non vi è l’autonomia che abbiamo visto nelle altre due precedenti. La liquidazione concorsuale può aprirsi su istanza del sovraindebitato oppure, d’ufficio, a seguito della conversione di una delle due procedure prima evidenziate. Terminata la liquidazione dei beni procede quindi al riparto finale del ricavato tra tutti i creditori; vanno però prioritariamente pagati i crediti sorti in occasione o in funzione della liquidazione o del procedimento di composizione delle crisi. Quanto ottenuto dalla liquidazione dei beni oggetto di pegno e di ipoteca è però destinato ai creditori garantiti.

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