Pignoramento prima casa.

04
Dic
2014
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(La redazione/A.C.)

“La prima casa è intoccabile”… A stabilire ed anzi a ribadire l’impignorabilità della prima casa da parte di Equitalia è stata una recente sentenza della terza sezione civile della Suprema Corte (Sent. N.19270 del 12 settembre 2014) la quale vieta appunto ad Equitalia di toccare l’abitazione principale del debitore.

La norma, in realtà, già esisteva in quanto contenuta nel c.d. “decreto del Fare” ed era stata ribadita da varie norme in materia di fisco, tuttavia ma quello che la Suprema Corte ha stabilito è l’applicabilità del divieto in senso retroattivo. Ma andiamo per ordine. Con il D.L. 69/2013, altresì noto come “Decreto del fare” (Governo Letta) veniva stabilito lo stop al pignoramenti prima casa da parte di Equitalia. Successivamente lo stesso agente della riscossione rendeva noto che avrebbe chiesto agli organi istituzionali chiarimenti sull’applicazione retroattiva delle nuove disposizioni, ovvero se le stesse potessero riguardare le solo procedure iniziate dopo l’entrata in vigore  della norma. La risposta del ministero andò a favore della completa irretroattività della nuova norma.

Ciò stava a significare che le procedure di espropriazioni avviate prima del giugno 2013 non risultavano affatto protette dalla norma, al contrario di quelle avviate dal giorno successivo in poi. La posizione è stata espressamente smentita dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza suindicata, ha esteso la protezione sulla prima casa a tutti i procedimenti esecutivi in corso, anche se antecedenti all’introduzione nell’ordinamento dell’articolo 52, comma 1, lettera g), del D.L. 69/2013 (decreto del fare, convertito con modificazioni dalla Legge n.98/2013). L’interpretazione della Suprema Corte è estremamente interessante dal punto di vista giuridico. Il citato articolo 52 del decreto del fare ha modificato la formulazione dell’articolo 76 del dPR 602/73 in tema di espropriazioni immobiliari, stabilendo che “l’agente della riscossione: a) non dà corso all’espropriazione se l’unico immobile di  proprietà del debitore, con  esclusione  delle abitazioni di lusso, (…) è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente”. Tale norma, spiega la Cassazione, non deve essere intesa come “impignorabilità” della prima casa, quanto semmai come una disposizione di carattere processuale, volta a regolare e limitare l’azione esecutiva dell’agente della riscossione: questa interpretazione consente di superare la censura di retroattività che potrebbe muoversi in seno alla norma stessa, spostando la soluzione sul piano dell’applicabilità ai procedimenti pendenti di una norma processuale sopravvenuta.

Citato dalla sentenza in oggetto “dal momento che la norma disciplina il processo esecutivo esattoriale immobiliare, e non introduce un’ipotesi di impignorabilità sopravvenuta del suo oggetto, la mancanza di una disposizione transitoria comporta che debba essere applicato il principio per il quale, nel caso di successione di leggi processuali nel tempo, la nuova norma disciplina non solo i processi iniziati successivamente alla sua entrata in vigore, ma anche i singoli atti di processi iniziati prima”.  In conclusione la pronuncia stabilisce che, nei casi in cui l’espropriazione immobiliare riguardi l’unico bene non di lusso di proprietà, in cui si risiede “l’azione esecutiva non può più proseguire e la trascrizione del pignoramento va cancellata, su ordine del giudice dell’esecuzione o per iniziativa dell’agente di riscossione”.

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